«…L’epopea di Mario Borrelli, il prete-scugnizzo della ‘Casa’ esplorata, raccontata ed esaltata da osservatori di tutto il mondo, è uno degli infiniti esempi di generosità che vive nel DNA dei napoletani.
Oggi viviamo in un altro tempo, i nuovi scugnizzi di Napoli hanno altre facce, altri modelli di vita e differenti modi di confrontarsi con la miseria, ma anche queste ferite – come quelle della guerra – richiedono da parte della città uno sforzo maggiore per guarire i mali della condizione dell’infanzia…”

Rosa JERVOLINO RUSSO, Sindaco di Napoli (dalla Prefazione al libro “SCUGNIZZI” di Luciano Scateni ed Ermete Ferraro, Napoli, IntraMoenia, 2004)
 
Enrico Cardillo *
Mi dicono che sei andato via, Mario. Non ci sarà, quindi, altra occasione per rivederti con le tue Pall Mall lunghe accese tra le labbra e con quegli occhi che prepotentemente si fanno strada tra nuvole di fumo. Non ti troveremo circondato ed accompagnato dai tuoi libri, dalle tue riviste, dagli appunti su cui riversavi analisi, pensieri fissati camminando nelle viscere più buie e diseredate della nostra Napoli. Per me come per tanti altri, è stata una fortuna averti incontrato poco più che adolescente, arrivato a Piazzetta Materdei dal mio Ponte della Maddalena a Sant’Erasmo ai Granili.
Avevo impiegato tempo per incrociarti. Ma sicuramente migliaia di volte ci eravamo sfiorati. Io vivevo nel quartiere delle «baracche», tra i baraccati, insieme a tanti ragazzi che chiusi dalla bidonville, dalle mura del porto, dai palazzi bombardati e dalla piccola piazza del quartiere, non conoscevano neanche Mergellina. E, soprattutto, non avevano a portata di mano una scuola pubblica elementare e media, uno spazio che oggi si direbbe per il tempo libero. Solo baracche, puzza e miseria che vedevano trecentosessantacinque giorni all’anno in promiscuità, tra palazzi sventrati, topi, ladri, prostitute, naviganti, militari americani ubriachi e operai stanchi che tornavano di notte. Dove deve stare un prete se non lì, tra i baraccati del Ponte della Maddalena o del Campo Arar, a organizzare speranze, diritti, lotte per l’uguaglianza? È lì che ci siamo sfiorati. Passò del tempo. Ci ritrovammo a Materdei nella Casa dello Scugnizzo.
La tua casa. Un tetto, un libro, un piatto caldo per tutti.
Tu, famoso nel mondo come apostolo dei poveri, non violento ma straordinariamente carismatico nell’organizzare e sostenere le lotte per la casa, il lavoro, l’autoriduzione di affitti insostenibili, la salute durante il colera, l’aumento del pane, l’istruzione pubblica gratuita, la pace nel mondo. Poi vennero anche film e libri che narravano la tua storia, quella di Don Vesuvio, il prete degli scugnizzi. Da te passammo in tanti: Luigi e Donato Greco, Mariella La Falce, Felice e Mariella Pignataro, Tonino Drago, Giovanni Tammaro, Claudio Ciambelli, Paolo Giannino, Goffredo Fofi, Luciano Carrino, Massimo Menegozzo, Piero Cerato, Geppino Fiorenza, Vittorio Dini, Fabrizia Ramondino, Domenico De Masi, Enrico Pugliese, Percy Allum, Giuliana Martirani, solo per citarne alcuni. Quando poi ti ho rivisto l’ultima volta, per discutere delle difficoltà economiche incombenti sulla Casa dello Scugnizzo, la tua casa, i tuoi capelli erano più bianchi ma la passione e l’entusiasmo restavano ancora salde. Poi seguì il tuo ritiro in Inghilterra dove eri già famoso e insegnavi all’università. Ora che non posso rivederti mi resta l’ultimo colloquio telefonico di fine ottobre. Pensavo che fosse giusto averti a Londra alla presentazione di un libro sulla tua amata Napoli. È stato in quell’ultima telefonata che ti ricordai, quanto la Napoli degli esclusi, dei più poveri, di quelli cui vengono negati i diritti, doveva al tuo insegnamento forte e non violento. Sarà ora la tua storia con i tuoi insegnamenti per la pace e i diritti, che continuerà a vivere nel nostro impegno, nei nostri ricordi ed in quelli di una città che ti deve tanto.
* Assessore al Bilancio del Comune di Napoli